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Direttivo, a te la parola: prima i gironi, poi i calendari [28 Jul 10 08:16 by Spacemarc]

Dalle verifiche su Napoli Barrese e Isef Poggiomarino dipendono gli organici di serie A, A2 e B. La speranza è che le documentazioni delle varie società bocciate dalla Covisod in primo grado siano completamente in regola. Ma una domanda sorge spontanea: sono maturi i tempi per iniziare a mettere mano su un progetto di ristrutturazione dei campionati?


La palla sta per passare nelle mani del Direttivo della Divisione Calcio a Cinque, che all’inizio della prossima settimana (lunedì 2 o martedì 3 agosto) darà vita ad una riunione storica della sua assise. Sarà la prima volta, infatti, che l’organismo guida di via Po valuterà la definizione dei gironi dei campionati nazionali e le società da ammettere per completare i vari organici, sulla base di elementi che hanno già ricevuto un primo benestare da un organismo, la Covisod, la quale ha appunto passato al setaccio, nelle ultime due settimane, le domande presentate dalle centoventitrè società che hanno chiesto di prendere parte all’attività della stagione 2010/2011.

Domani, intanto, spetterà al Direttivo della Lega Dilettanti il compito di accertare che le “irregolarita’” riscontrate dalla Covisod nelle domande di quel manipolo di società (tra cui Napoli Barrese e Isef) non trovate perfettamente in regola dopo il 12 luglio, siano state appianate. Alla giunta presieduta da Fabrizio Tonelli (che è stato uno dei più convinti assertori dell’istituzione di questo organismo di controllo federale) spetterà, poi, la ratifica delle ammissioni ai vari campionati, partendo dalla Serie A per chiudere con la B, definendo gli organici dei nove concentramenti sui quali di svilupperà l’attività nazionale dal prossimo 25 settembre. Per i calendari, poi, attesa rinviata di qualche giorno ma certamente partoriti prima dell’interruzione estiva.

Certo, la speranza è che le documentazioni delle varie società bocciate dalla Covisod in primo grado siano completamente in regola e che, dunque, il compito del Direttivo federale sia relativamente semplice. Ad ogni modo, tra qualche giorno verrà disegnata la nuova planimetria del calcio a cinque italiano: la Serie A conserverà la sua fisionomia a quattordici squadre, l’A/2 sarà purtroppo orfana almeno di tre rappresentanti ma impostata sempre su due gironi (diciamo anche che la nostra provocazione di inizio settimana non ha ricevuto il gradimento di parecchi presidenti), il torneo cadetto ritroverà verosimilmente la pienezza del proprio organico dopo l’infelice esperienza della passata stagione.

Insomma, non un successo pieno ma, avocando quel pizzico di soddisfazione che trapela dai corridoi di via Po, il calcio a cinque – nonostante tutto – ha tenuto botta davanti ad un momento congiunturale che ha imposto tagli a destra e a manca, provocato rinunce dolorose e condizionato la politica di programmazione di buona parte delle società che compongono il tessuto agonistico di questa disciplina.

Viene quasi spontaneo, a questo punto, guardare il bicchiere mezzo pieno e trovare comunque lo spunto per una riflessione positiva sugli effetti che la crisi ha avuto sul calcio a cinque. Quello più importante riguarda la solidità dei club che prenderanno parte all’attività della prossima stagione. Dirigenze che hanno fatto quadrato, approfittando della situazione per adeguare le proprie aspettative, sia a livello di ambizioni sportive che di crescita strutturale, alle condizioni quasi imposte dal momento storico che si sta vivendo. Ci sono stati dei ripensamenti per certi versi clamorosi (vedi il Giuriato Vicenza), altre rinunce sono state motivate da fattori non direttamente collegati con le difficoltà a reperire risorse (leggasi Maran Spoleto fatto sta, il “parco” di società che quest’anno disputeranno i campionati nazionali sembra assicurare quella compattezza strutturale che i dirigenti di via Po da tempo auspicano per poter procedere ad una riforma dell’attività agonistica ormai necessaria per far fronte ad una richiesta di “fare il nazionale” sempre più marcata.

Sono insomma maturi i tempi per iniziare a mettere mano su un progetto di ristrutturazione dei campionati, sul quale, in effetti, anche la Divisione ha mostrato la propria sensibilità: il passo sarebbe la costituzione di una categoria che funga da ammortizzatore tra l’attuale Serie B e l’A/2 e il fatto che, proprio nell’ultima sessione, solamente quattro società abbiano chiesto di essere ammesse alla seconda divisione (ma di queste, tre – Domusdemaria, Regalbuto e Terni, hanno già maturato esperienze superiori, mentre l’Acireale viene dal primo anno nei cadetti), fa capire quanta incertezza possa aleggiare nelle scelte da compiere soprattutto pensando allo “scatto” di natura economica da affrontare nel momento di decidere per il grande passo.

In via Po si sta lavorando per far sì che il calcio a cinque possa andare al passo con i tempi e sia in grado di soddisfare le richieste che vengono dai quattro angoli del Paese. In questo contesto sarebbe interessante – e importante – che tutti gli addetti ai lavori forniscano il loro contributo a livello di idee e suggerimenti, per consentire la progettazione di campionati che se da un lato dovranno garantire la giustà competitività agonistica e un elevato tasso di spettacolarità laddove si punti a grandi traguardi, dall’altro diano certezze a tutti quei club che desiderano cimentarsi nella competizione nazionale e perseguono aspettative di crescita, che potranno consolidarsi gradualmente attraverso una serie di step che, nel tempo, permetteranno alle società di adeguarsi ai valori delle varie categorie.

Una riforma importante per un calcio a cinque, che nel futuro può concretamente aspirare a diventare quella disciplina spettacolare che oggi, purtroppo, pur essendo apprezzata dalla massa, stenta ancora a decollare.

Tratto da www.calcioa5anteorima.it




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